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Marebox: resoconto di un progetto fuori dagli schemi

Marebox: resoconto di un progetto fuori dagli schemi

Sabato, 10 Luglio 2021

 

La Residenza Artistica condotta presso i BoCsArt di Cosenza, nell’ambito del progetto Europeo MAREBOX, si è conclusa lo scorso 2 Luglio.

 Ben 20 i partecipanti, fra artisti e professionisti di vari settori, provenienti da tutta Europa (e non solo) e suddivisi in 9 team. Tra questi, anche un biologo marino, un medico, un’archeologa subacquea, due specialisti del video ed audio making ed un ricercatore presso l’Università di Venezia. Non solo visual artist, dunque.

 

La multidisciplinarità è infatti uno dei tratti peculiari del progetto MAREBOX, co-finanziato dal Programma Creative Europe dell’Unione Europea e sviluppato dal partner Greco Atlantis Consulting insieme a Savvy Contemporary di Berlino e a 3D Research.

 

Scopo di MAREBOX è riaprire e tenere vivo il dibattito pubblico riguardante il mare, il Mar Mediterraneo in particolare, insieme a tutte le sue problematiche, quelle a noi più vicine nel tempo e nello spazio e quelle che sembrano lontane ma che, in fin dei conti, non lo sono poi così tanto.

 

Il progetto, che ha preso avvio lo scorso anno ma si è aperto al pubblico a Gennaio 2021 con l' Open Call per la partecipazione alla Residenza Artistica, non si conclude con il termine di quest’ultima. Le due settimane di ricerca e progettazione condotte a Cosenza sono infatti finalizzate alla realizzazione di opere multimediali che verranno poi esposte in una mostra itinerante; questa, partendo da Berlino, probabilmente il prossimo novembre, passerà per Salonicco e tornerà infine a Cosenza, dove arricchirà il già esistente Museo dei BoCsArt (presso il Chiostro di San Domenico).

 

L’Open Call ha visto la partecipazione di 163 proposte di progetto. Selezionarne soltanto 10 (di cui una partecipante in modalità remota) è stata un’impresa di non poco conto, che ha richiesto almeno 2 mesi di valutazioni congiunte tra i partner, colloqui con gli artisti e vari ricalcoli di budget.

 

La rosa finale dei partecipanti ha permesso di ottenere un’ampia gamma di prospettive sull’argomento principe del progetto, poi ulteriormente indagato, approfondito, stravolto o arricchito durante la Residenza.

Questo, grazie al confronto/incontro fra i partecipanti, alla sensibilità e guida delle curatrici di Savvy, alle conoscenze tecniche del team di 3D Research, ma soprattutto grazie all’incontro con i numerosi speaker ed esperti esterni che si sono succeduti durante le due settimane, portando ognuno la propria esperienza e conoscenza del mare: gli archeologi Michele Stefanile e Francesco Cuteri, il biologo marino ed esperto di rigenerazione ambientale Pietro Franco, il fotografo subacqueo Francesco Pacienza, il F.L.A.G. di Cariati Marina, la Cooperativa Delfino di Cosenza, l’associazione Rivoluzione delle Seppie, la ricercatrice Chiara Cartuccia, in diretta streaming da Londra,  l’artista Elisa Strinna, da Milano, Aggelos Manglis, dalla Grecia. Senza contare il contributo tecnico del Dipartimento di Chimica e Biologia dell’Università della Calabria.

 

Parola d’ordine: contaminazione. Ibridazione di conoscenze, prospettive, provenienze geografiche e background culturali. Ma anche ricerca, osservazione, contatto. Un prendere e riprendere contatto con la complessità umana, dopo il lunghissimo anno e mezzo di distanze, fisiche e mentali, dovute alla Pandemia.

Un indagare l’Umanità con il suo modo di abitare lo spazio e il tempo, con i suoi valori/disvalori e le sue contraddizioni. Ma anche un conoscere e ri-conoscere i territori, quelli del Sud Italia e del Nord Africa, in particolare, scoprirne le connessioni, i confini visibili ed invisibili, anche quelli che inevitabilmente portiamo con noi quando diventiamo per un po’ cittadini di un altro luogo.

E poi, un riconoscere il mare, amarlo, ammirarlo da fuori e dall’interno (letteralmente), ritrovarvi ricchezza, complessità, energia positiva e paure profonde; cercare di comprenderlo o soltanto di salvarlo.

 

Con quali mezzi? Tutti quelli che l’arte può contemplare: dai suoni e le immagini registrate sotto la superficie marina alle riprese aeree fatte con il drone, dalle analisi chimiche e biologiche dell’acqua del mare alla letterale immersione in quella dei fiumi; dalla cucina alla danza, alla musica, alla scrittura, alla ricerca storica e al body painting.

Tecniche di creazione di qualcosa che ancora non esiste o che vuol essere indagato a fondo. Modi per dire cose diverse ma connesse allo stesso filo conduttore.

 

Come il modo scelto dal progetto Sunken Memories, delle sorelle Miriam e Judith Gatt. Un’artista la prima, un’archeologa subacquea la seconda, insieme per riportare alla luce, attraverso la tecnica archeologica e quella della scrittura poetica, le intricate narrazioni umane nascoste nelle passate e presenti esperienze dei naufragi.

 

Oppure, quello del progetto The sunken lighthouse, dell’artista Marco Montiel Soto e del biologo marino Misael Morales, che da tempo lavorano tra le acque dell’Atlantico e del Mediterraneo per tracciare una rotta uditiva in grado di connettere natura e umanità. Una composizione sonora fatta di canti dei cetacei, musica africana, racconti verbali, che sia in grado di indagare il difficile e a volte violento equilibrio tra uomo ed abitanti del mare, biodiversità ed estinzione, ecosistema e catena alimentare.

 

E poi ci sono i modi scelti dal progetto Liquid Stone Libation, degli artisti Marque Gilmore, Kayo Mpoyi e Senait Imbaye (appartenenti al Nubian Collective di Stoccolma) e del collaboratore Roberto Orellana. Modi e metodi molto vari che coinvolgono la performance, la scrittura, la musica e il video nel tentativo di continuare ad indagare il rapporto tra il mare e l’uomo, come il collettivo ha già fatto in passato con l’International Black Theatre di Stoccolma ed il progetto Black Ocean.

 

C’è chi, ancora, mischia l’arte ai metodi propri della sperimentazione scientifica, come l’artista e medico Lara Tabet, originaria del Libano, ed il suo progetto Correspondent Species. Aperta all’ibridazione molto più di altri, Lara attinge agli elementi marini utilizzati nella ricerca biomedica per comprendere l'interconnessione tra il mare e la medicina e creando, così, universi utopici e chimerici, a metà fra divulgazione e biopolitica.

 

Una forte componente biologica e chimica ce l’ha anche il progetto di Ifor Duncan, Hydro-Necrologies Calabria, influenzato dalle sue ricerche condotte nell’ultimo anno presso l’Università di Venezia e dal concetto di necro-politica di Achille Mbembe (2019), che lo portano ad indagare il rapporto tra l’acqua e la vita, fra politica e spazi acquatici.

 

C’è poi il progetto Edible Seas, degli artisiti Jamie Allen, Abbèy Obdounlami e Louise Carver, che dalla Germania li ha condotti a girare la Calabria, alla ricerca delle connessioni culinarie che legano Il Sud Italia al Nord Africa ed entrambe al mare. Una connessione che passa per quei visibili/invisibili confini fisici e culturali che a volte il mare riesce a nascondere.

 

E ai confini si rifà anche il progetto Expansive Shorelines, di Moira Hille, Susan Blight e Jade Nixon, che hanno colto l’occasione della Residenza per accorciare almeno i confini geografici che le separano, sparse fra Canada e Austria. Il loro progetto si approccia al Mediterraneo come ad uno spazio liminale, che accoglie la terra espandendo i suoi confini, appunto, in uno spazio neutro, uno spazio dove le isole diventano baluardi di resistenza del fattore autoctono e indigeno, argomento tanto antico quanto attuale, soprattutto nel Canada odierno.

 

Oltre i confini del Mediterraneo guarda invece il progetto delle Colombiane Daniela Poch ed Elisabeth Gallon Droste, Intersecting Mediterranean(s), che parte dall’entroterra dell’Eurasia per ritornare al mare attraverso i fiumi che l’attraversano, tramite il loro apporto biochimico ma anche culturale, mitologico, storico, religioso. Il periodo di ricerca in Calabria ha presto condotto le due artiste a seguire il flusso dell’ispirazione, come i fiumi da loro indagati, non avendo trovato qui tutte le risorse necessarie per lo sviluppo della loro idea iniziale. 

 

Profondamente radicato nel Mediterraneo è invece il progetto Somethings fall apart – 1mm per decade, delle artiste Simone Kessles e Johanna Blees, accompagnate dal supporto tecnico di Tim Huys. Una ricerca, la loro, che indaga quello spazio denso di significato che è lo stretto di Messina. Zona dove Johanna ha passato almeno tre giorni in cerca di informazioni, tra arancini e porte chiuse in faccia, testimone del fatto che in Italia, a volte, la conoscenza è ancor più difficilmente accessibile dei residui bellici della Seconda Guerra Mondiale che il progetto vorrebbe indagare.

 

C’è, infine, il progetto Songs of Bahara, delle artiste Myriam Amri e Margaux Fitoussi. Selezionato, tra gli altri, per il peculiare punto di vista incentrato sull’Africa Settentrionale, il progetto è stato escluso dalla Residenza Artistica a causa del poco vantaggio che avrebbe tratto dalla permanenza in Calabria; è stato tuttavia supportato per consentire alle artiste di prendere parte alla mostra itinerante e mostrare i risultati del proprio progetto.  

 

 

Sono state due settimane dense e complesse, quelle della Residenza Artistica a Cosenza, messe a dura prova da imprevisti tecnici e temperature ben al di sopra della media. E allo stesso tempo, ricche di uno scambio umano e culturale che la città ed il territorio Calabrese evidentemente anelano e che faticano a trovare, in molte circostanze.

È stato un tempo fatto di rapporti intensi ed esperienze fugaci, di ritmi serrati e ricerca continua di bellezza e confronto; un’esperienza che, se pur filtrata dai mesi che ci separano dall’inaugurazione Berlinese della mostra, di certo non mancherà di portare un memorabile pezzo di Calabria nel mondo, nel bene e nel male, com’è giusto che sia.

 

 

Si ringraziano: il Comune di Cosenza per il patrocinio e l’uso dei BoCsArt; la Dott.ssa Cerzoso per la presenza ed il supporto e per aver messo a disposizione il Museo dei Bretti e degli Enotri ed il Castello Svevo; l’Università della Calabria, in particolare la Direttrice del Dipartimento di Chimica, Prof.ssa Alessandra Crispini, il Prof. Antonio Tagarelli, la Prof.ssa Emilia Furia, la Prof.ssa Elvira Brunelli.

 

Grazie anche al sign. Pietro Pietramala e allo staff del Castello Svevo per la disponibilità ed il supporto tecnico; al sign. Pasquale Mete per la professionalità e la pazienza; al sign. Pietro Iusi per il supporto logistico; ad Emanuela, per l’ infinita pazienza, la professionalità e l’allegria.

 

Un grazie particolare va a Stefano Bruno ed Alessandro Sessa per la mirabile performance musicale e per il supporto di Stefano Bruno come interprete; a Pasquale Spadafora e alla Cooperativa Delfino per la disponibilità; a Rita Adamo e all’Associazione “Rivoluzione delle Seppie” per il supporto, l’aiuto ed il confronto; a Michele Stefanile, Francesco Cuteri, Pietro Franco, Francesco Pacienza, Elisa Strinna, Chiara Cartuccia ed Aggelos Manglis per aver messo a disposizione le loro conoscenze ed il loro tempo; a Mino Cataldo e a tutto il F.L.A.G. per la disponibilità, la generosità e l’impegno nel regalare agli artisti un indimenticabile ricordo della nostra Calabria.

 

Grazie a tutti gli artisti (e non) per aver partecipato. 

Appuntamento presso Savvy Contemporary, a Berlino, a Novembre 2021.

 

 

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